La cefalea cervicogenica

La cefalea cervicogenica (CH Cervicogenic headache) viene definita dalla classificazione internazionale come un dolore alla testa causato da un disturbo del rachide cervicale che solitamente è accompagnato da dolore e rigidità a livello della regione del collo.

Questo disturbo è molto comune e gli studi ci dicono che è presente in percentuali che variano  fra lo 0,4% e il 20 %  in pazienti cefalalgici con punte del 53% in persone che hanno subito un colpo di frusta. ([i][ii])

Le tipologie di cefalea riconosciute dall’international Headeche Society sono ben quattordici e ognuna di esse ha due o più sottoclassi. Possiamo distinguere le cefalee primarie fra cui fanno parte ad esempio la cefalea tensiva quella a grappolo oppure l’emicrania , dalle secondarie fra cui fa parte anche la cefalea cervicogenica.

I ricercatori hanno scoperto che il dolore nella cefalea cervicogenica ( e non solo quella) sembra scaturire dalla convergenza di afferenze nocicettive (ndr: informazioni dolore che vanno dalla periferia al sistema nervoso centrale) provenienti dai primi tre segmenti vertebrali e dal nucleo trigeminale. discendente([iii]).

Presentazione clinica

La cefalea cervicogenica generalmente è più presente nella donna che nell’uomo con un rapporto di 4 a 1 e presenta la seguente  serie caratteristica di sintomi:

-Dolore alla testa unilaterale senza cambio di lato.

-Dolore alla testa seguente o concomitante al dolore al collo

-Riduzione della mobilità del collo

-Dolore che insorge in seguito a posizioni  mantenute del collo

-Dolore esacerbato dalla pressione sulla regione occipitale o sulla zona postero laterale del collo (sempre la stessa parte)

Il dolore dalla base del collo o dall’occipite può irradiare in zona oculare o frontale.

Il dolore è solitamente episodico, di durata variabile,fluttuante.

L’esordio del dolore è correlato o un dolore o una rigidità della cervicale che solitamente è precedente alla cefalea.[iv]

La presenza di questa sintomatologia depone per la presenza di questo tipo di cefalea anche se è necessaria una accurata anamnesi e valutazione per escludere la presenza di patologie molto più gravi come ad esempio l’aneurisma dissecante della carotide interna,la meningite, la nevralgia occipitale e altre patologie altrettanto gravi.

Per cui in caso di cefalea soprattutto se di esordio improvviso ,se tende a peggiorare nel tempo, se è associata a febbre o collo rigido oppure se avviene in seguito a trauma cranico e opportuna una valutazione del vostro medico di fiducia per un corretto inquadramento diagnostico  e subito dopo, nel caso di una cefalea cervicogenica,  del vostro fisioterapista e osteopata di fiducia che sicuramente potrà aiutarvi molto. Molti studi mostrano infatti che l’esercizio terapeutico svolto dal fisioterapista possa ridurre nettamente sia il dolore al collo che la frequenza degli attacchi ([v]) e alcuni di questi esercizi, una volta imparati, sono  facilmente e ripetibili anche a casa in maniera autonoma  in modo da mantenere più a lungo i benefici ottenuti dalla seduta con il terapista.([vi])

Per cui non rassegnatevi al “ mal di testa” e visto che tale tipo di cefalea è molto presente è più che probabile che questi professionisti della salute possano aiutarvi molto di più di quanto non crediate.


[i] Headache classification comitee of the International headache society. The International classification of headache disorders 3 edt. Cephalagia.2013;33(9):629-808

[ii] Dunning J. Butts R. Mourad F. Upper cervical and thoracic manipulation versus mobilization and exercise in patients with cervicogenic headache , A multi center randomized clinical trial.BMC Muscoloskeletal Disorders2016;17:64

[iii] Bogduck N,Govind J.Cervicogenic Headache : an assessment of the evidence on clinical diagnosis ,invasibe tests,and treatment .Lancet Neurol 2009;8:959-68

[iv] Hall T, Chan Ht, Christensen L. Efficacy of C1 C2 self sustained aphophyseal glide (SNAG)  in the managmente of  cervicogenic headache. J Orthop Sports Phys Therap 2007;37(3):100-7

[v] Jull G,Trott P et al. A randomized controlled trial of exercise and manipultaive therapy for cervicogenic headache. Cephalalgia 2005;25:101-8

[vi]  Molinelli S. La prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici. ED. Jolly Roger.2018

Quali sono gli effetti delle manipolazioni vertebrali?

Le manipolazioni vertebrali sono largamente utilizzate da vari professionisti come il medico il fisioterapista, l’osteopata ed il chiropratico.

Sempre più Autori, soprattutto recentemente, hanno iniziato a studiarne gli effetti sul paziente.

Ma quali sono questi effetti. Bhe, questa domanda se la son fatta in tanti e qui di seguito vengono riportati quelli più studiati e più citati in molti articoli presenti su Pubmed.

Aumento della mobilità: vari Autori hanno osservato che in seguito alla manipolazione spinale si verifichino dei miglioramenti nella rigidità della colonna durante la flessione o il sidebending determinate da un incremento della mobilità. Nei vari articoli vengono utilizzati diversi termini relativi a tale fenomeno, come: miglioramento della mobilità segmentale, miglioramento della mobilità della colonna, modifiche del ROM lombare, miglioramento della flessibilità della colonna.

Riduzione del dolore: molti studi riportano la riduzione del dolore come conseguenza della manipolazione spinale (1-2). Sham e Ferreira riportano che la riduzione della rigidità durante la flessione o alla lateroflessione sia la responsabile della riduzione del dolore (1;3)

Sempre Shum suggerisce che la riduzione del dolore possa essere dovuta alla stimolazione dei meccanocettori durante la flessione oppure a delle modifiche relative al sistema simpatico (1)

Aumento della soglie del dolore: un Autore suggerisce che la manipolazione possa aumentare la soglia del dolore in seguito alla pressione che comporterebbe una riduzione della rigidità spinale (1)

Modifiche nel comportamento dei tessuti

Wong et al. ( 4)hanno osservato un netto  aumento della diffusione del disco intervertebrale dopo la terapia manipolativa spinale. I pazienti  hanno anche mostrato una diminuzione della rigidità spinale lombare, che era, quindi, negativamente correlata alla diffusione del disco.
Simone Molinelli


Durante i seminari del Corso Biennale viene dato molto spazio allo studio, del dolore,  della biomeccanica del rachide ed alle manipolazioni vertebrali , con un ampia parte pratica.
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Bibliografia

1) Shum GL, Tsung BY, Lee RY. The immediate effect of Posteroanterior mobilization on reducing Back pain and the stiffness of the lumbar spine. Arch Phys Med Rehabil. 2013;94:673–679. doi: 10.1016/j.apmr.2012.11.020

2) Stamos-Papastamos N, Petty NJ, Williams JM. Changes in bending stiffness and lumbar spine range of movement following lumbar mobilization and manipulation. J Manip Physiol Ther. 2011;34:46–53. 

3)Ferreira ML, Ferreira PH, Latimer J, Herbert RD, Maher C, Refshauge K. Relationship between spinal stiffness and outcome in patients with chronic low back pain. Man Ther. 2009;14:61–67

4) Wong AYL, Parent EC, Dhillon SS, Prasad N, Kawchuk GN. Do participants with low back pain who respond to spinal manipulative therapy differ biomechanically from nonresponders, untreated controls or asymptomatic controls? Spine (Phila Pa 1976). 2015;40:1329–37.

Il nervo accessorio

Il nervo accessorio è l’undicesimo nervo cranico ed è un nervo essenziale per i movimenti del collo e della spalla, per la muscolatura intrinseca della laringe e per le afferenze sensitive dello SCOM e del trapezio. Può subire dei traumatismi in seguito a tutti i movimenti oppure comportamenti che eccedano la capacità elastica del nervo come ad esempio un eccessivo stretching oppure il trasposto di carichi molto pesanti. Tuttavia queste tipologie di traumatismi sono solitamente benigne con esito del tutto positivo. Il nervo può , invece , venire seriamente danneggiato in seguito alla rimozione di masse tumorali nella zona del collo.

Anatomicamente il nervo accessorio ha una doppia origine ed entrambe fuoriescono dal forame giugulare (o foro lacero posteriore) composto dalle incisure giugulari poste sulla parte posteriore della rocca petrosa dell’osso temporale anteriormente, e sul margine anteriore dell’osso occipitale posteriormente.

La sua porzione spinale origina dalle radici di C6 e C7 risale cranialmente ed entra all’interno del cranio tramite il forame magno. Le sue fibre decorrono supero lateralmente all’interno della fossa cranica posteriore per poi entrare nel forame giugulare unendosi alla piccola radice.

Quest’ultima fuoriesce dal midollo allungato appena sotto al nucleo ambiguo del vago e come detto si unisce alla radice maggiore per poi fuoriuscire dal foro lacero posteriore assieme al IX nervo cranico (glossofaringeo ) e al X nervo cranico (vago).

Il nervo accessorio si separa quindi in una branca interna ed esterna

La branca interna è composta da fibre della parte craniale che hanno anastomosi con il nervo vago a livello del bordo superiore dei processi trasversi dell’Atlante e contribuiscono alle funzioni vagali di faringe e laringe trasportando fibre parasimpatiche.

La branca esterna ha invece fibre che innervano lo SCOM ed il trapezio i quali ricevono innervazione anche dalle radici da C1 C4. Questa branca ha strette relazioni con la vena giugalre entrambe passanti all’interno del foro lacero posteriore.

In accordo con la più recente letteratura scientifica è possibile dire che le branche dell’accessorio perforano il muscolo SCOM ed il trapezio. Passano, con le dovute variazioni anatomiche individuali, vicino ad una linea immaginaria orizzontale tesa fra gonion in direzione dello SCOM, e posteriormente al  bordo dello stesso muscolo, dai 4 ai 9 cm sotto l’apice del processo mastoideo.  Un altro punto è localizzato sul trapezio circa 2-9 cm sopra la clavicola in direzione dell’articolazione acromio clavicolare.

Un interessante particolarità anatomica è relativa alla parte craniale del nervo. Prima della sua uscita dal forame giugulare, il nervo riposa interamente sull’arteria vertebrale ed è avvolto dai legamenti denticolati. Questo significa che da una parte la rigidità di tale vaso  può influenzare l’accessorio e dall’altra anche una trazione del tratto cervicale sia dal punto di vista articolare che muscolare può esercitare un’influenza sul nervo. Ad esempio un deposito di sali di calcio all’interno del vaso oppure una vascolopatia possono determinare rigidità sulla trama connettiva del vaso e ridurre la sua capacità elastica adattativa e quindi influenzare l’elasticità del nervo stesso.

Durante i seminari del corso biennale di terapia manuale osteopatica, vien dato largo spazio all’approfondimento dell’anatomia del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Dai un’occhiata al programma Programma)

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