Effetti biologici segnalati in seguito al trattamento manipolativo osteopatico: una revisione completa

In una recente revisione pubblicata (della quale qui si riporta il link per l’articolo originale: http://Complementary Therapies in Medicine Volume 82, June 2024, 103043 ) sono stati identificati 10.419 articoli riguardanti gli effetti del trattamento osteopatico. Dopo la rimozione dei duplicati, lo screening del titolo e dell’abstract e le esclusioni specifiche con motivazioni, sono stati inclusi un totale di 146 studi. Il suddetto articolo viene qui in parte riassunto e tradotto.

Sono state rilevate ampie differenze tra gli studi in termini di localizzazione geografica, disegno dello studio, distribuzione temporale, condizione dei partecipanti, protocolli OMT ed effetti biologici documentati. Tale varietà nella distribuzione della frequenza è stata adeguatamente descritta attraverso la statistica descrittiva.

Gli articoli inclusi presentavano diversi disegni di studio, come riportato graficamente qui sotto:

Nel dettaglio, il 72,1% della presente ricerca è costituito da studi clinici (di cui circa il 62% RCT), il 10% è rappresentato da studi analitici osservazionali, il 9,6% sono case report e il restante 8,1% è costituito da revisioni sistematiche e meta-analisi.
Inoltre, solo il 33,1% degli studi è stato pubblicato su riviste osteopatiche
La distribuzione geografica dello studio era piuttosto eterogenea, con il 38,3 % delle pubblicazioni negli Stati Uniti, il 22,6 % in Italia, l'8,3 % in Brasile e il 6,8 % in Spagna. Inoltre, sono stati condotti 8 studi in Polonia (6 %) e 4 nel Regno Unito (3 %). Tutti i contributi provenienti da altri paesi sono risultati sporadici e sono stati riportati nella figura seguente:


 

La dimensione totale del campione era composta da 4295 soggetti. L’età media dei partecipanti era di 34,1 anni (DS: 19,8; mediana: 33; moda: 24; range: 0–87). Le condizioni cliniche presentate dalle popolazioni reclutate erano diverse tra gli studi e sono state raggruppate in 11 macrocategorie.

I più rilevanti erano il dolore muscoloscheletrico (21,1 %), le malattie cardiovascolari (10,5 %), i disturbi ginecologici (6,8 %) e i disturbi neurologici (6,8 %).


Gli interventi sono stati caratterizzati da diverse tipologie di approccio.
I protocolli erano per lo più standardizzati (59 %), seguiti da non standardizzati (28,2 %) e semi-standardizzati (12,8 %)
L’OMT era orientato a diverse regioni corporee, anche se il 45,3 % degli studi riportava tecniche applicate molto vicino all’area anatomica interessata dalla condizione clinica di interesse (ovvero la regione pelvica per gli studi ginecologici).
 Un gruppo di controllo è stato considerato in 87 studi e consisteva in un'applicazione fittizia o un placebo manuale nella maggior parte dei casi (34,5 %); altre possibilità erano “nessun intervento” (16,1 %), cure abituali (12,6 %), esercizi (5,7 %) e somministrazione di farmaci (2,3 %); inoltre, nel 24,1 % dei casi si è verificata una combinazione di tali interventi.
Il numero medio di sessioni OMT è stato 3,27 (DS: 4,8)e la durata media delle sessioni OMT è stata di 26,2 min.
 Le modifiche biologiche sono state rilevate attraverso diversi strumenti. La più utilizzata è stata l'elettrofisiologia (18 %), seguita da spirometria (10,5 %), ecografia (6,8 %), test di laboratorio e pressione arteriosa (6 % ciascuno), risonanza magnetica e sintomi o risoluzione della malattia (4,5 % ciascuno). La maggior parte degli studi (21,1 %) ha utilizzato un mix delle procedure sopra menzionate.
Cambiamenti biologici sono stati rilevati nell’82,7% degli studi.
Si è osservata Una grande varietà di risposte biologiche.
Ciò  dovrebbe sorprendere solo in parte, poiché la medicina osteopatica si differenzia da tutti gli altri approcci convenzionali proprio per la sua visione globale e centrata sulla persona.
L'aspetto peculiare dell'osteopatia risiede nella concettualizzazione della salute umana come derivazione del corretto funzionamento di diversi sistemi, perfettamente integrati tra loro.
 Gli osteopati sono soliti identificare le disfunzioni corporee valutando le alterazioni negli schemi di movimento, nelle strutture dei tessuti e nella dolorabilità. Pertanto, la cosiddetta DS (disfunzione somatica) è considerata una funzione regolativa alterata associata a segni infiammatori locali palpabili nella struttura corporea.
Per tali ragioni, indagare sulla plausibilità biologica dell'OMT dovrebbe necessariamente implicare lo studio di una varietà di modificazioni biologiche conseguenti agli approcci osteopatici.
Tuttavia, in un contesto così variabile, non bisogna dimenticare come la grande maggioranza delle risposte citate siano principalmente riconducibili ad effetti neurologici.
Ad esempio, i cambiamenti osservati nell'HRV, nella pressione sanguigna e nella dilatazione delle arterie, ma anche nella perfusione cerebrale e nell'attività muscolare potrebbero essere ricondotti a cambiamenti nella funzione neurologica, in particolare per quanto riguarda il sistema nervoso autonomo.
Pertanto, anche se l'OMT è indirizzabile a diverse aree anatomiche in diverse condizioni cliniche, il sistema nervoso potrebbe rappresentare il bersaglio principale su cui agisce l'osteopatia.
Pertanto, l'ispezione manuale osteopatica potrebbe rappresentare lo strumento manuale adeguato utile per valutare la funzione del sistema nervoso.
Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questa ipotesi.
Conclusioni 
Le modificazioni biologiche indotte dall’OMT sono già state studiate in diversi sistemi corporei. La grande maggioranza degli studi si è concentrata principalmente sui correlati neurofisiologici e in secondo luogo sui cambiamenti muscoloscheletrici. Tuttavia, è stata rilevata un'ampia eterogeneità nei metodi e negli obiettivi della ricerca esistente, quindi siamo lontani dall'avere una ricerca coerente su questo argomento.

Il dolore lombare. “Pillole di semeiotica

La diagnosi differenziale della lombosacralgia continua ad essere difficoltosa, tanto che il 60-80% dei casi è definito di origine idiopatica.

Prima di concentrarsi nell’individuazione di anomalie funzionali del sistema muscoloscheletrico è importante eseguire alcuni test neurologici ed ortopedici per escludere condizioni patologiche e organiche quali:

Restringimento del canale e sindrome della cauda equina

Aneurisma dell’aorta

Complicanze viscerali

In questa breve sintesi vedremo dei test per valutarne due

Stenosi del canale (restringimento del canale)

Può essere congenita per riduzione della lunghezza dei peduncoli oppure secondaria alla presenza di ernie, osteofitosi interne al canale, spondilolistesi oppure al Morbo di Paget.

In caso di stenosi del canale i sintomi comprendono dolore bruciante nei glutei con possibile irradiazione sciatalgica; il dolore diminuisce da seduti, da sdraiati o con la colonna in flessione (aumenta lo spazio del forame per il passaggio del nervo) mentre aumenta in piedi o camminando

Una grave forma di stenosi del canale in seguito a processi degenerativi (edema o disco che oblitera un canale ristretto), artitrici, per una grave spondilolistesi o malformazioni alla nascita pùò arrivare a determinare la sindrome cauda equina con ipostenia e paralisi arti inferiori e sfinteri della vescica e del retto; il trattamento è chirurgico d’urgenza.

Aneurisma aortico

Diltazione patologica dell’aorta che nel 75% dei casi si verifica a livello lombare.

È più comune negli uomini over 65 fumatori con storia di ipertensione ed indebolimento delle pareti a causa dell’aterosclerosi. Resta spesso silente e la sua prima manifestazione clinica consiste nella rottura; in alcuni casi può provocare dolori profondi e lancinanti a livello lombosacrale e si può avvertire una pulsazione anormalmente prominente a livello dell’addome; l’imminente rottura è in genere preceduta da un fortissimo dolore alla schiena e parte inferiore dell’addome.

Nell’80% dei casi è fatale. Gli aneurismi che evolvono in modo rapido sono dolenti alla palpazione

Identificazione dell’AORTA

Paziente supino identifcare l’ombelico e porre i polpastrelli delle dita ad una distanza di 5 cm da esso ( a DX e SX)

Identificare la pulsazione dell’aorta premendo lentamente ma decisamente verso l’interno dell’addome.

La presenza di una dilatazione aneurismatica può essere sospettata in caso di :

-Abnorme sensazione di pulsazione addominale;

-Importante dolore lombare (senza spiegazione)

-Dolore agli arti inferiori in particolare ai piedi

-Pallore cutaneo ai piedi

Gli scaleni: anatomia e funzione

I muscoli scaleni sono profondi e posizionati lateralmente al tratto cervicale . La loro innervazione è complessa ed è assicurata sia dal plesso brachiale che da quello cervicale. Sono dei muscoli poliarticolari ed hanno una funzione tanto complessa quanto importante. Svolgono il ruolo di muscoli accessori della respirazione tuttavia sono mobilizzatori della cervicale ed hanno un ruolo centrale nel mantenimento della postura fra collo e testa.

Una loro disfunzione può causare varie problematiche quali la sindrome dell’outlet toracico, una riduzione della capacità ventilatoria e naturalmente una cervicalgia.

Funzione

La loro funzione principale è quella di sollevare le prime due coste durante la respirazione forzata agendo come respiratori secondari. Tuttavia alcuni studi elettromiografici hanno mostrato che tali muscoli sono sempre elettricamente attivi, anche non necessariamente per atti respiratori forzati.

Quando non sono reclutati come muscoli respiratori sono molto attivi in posizione supina e soprattutto quando gli arti superiori sono sollevati.

Gli scaleni agiscono come muscoli posturali nel mantenimento della posizione della colonna cervicale e partecipano attivamente ai movimenti del collo.

Essi possono inclinare il collo ed intervenire nei primi gradi di rotazione della testa. Una contrazione bilaterale determina una flessione del collo.

Hanno una stretta relazione con le afferenze della muscolatura intercostale soprattutto con quelli più bassi (fra ottava e 10 costa). La loro stimolazione unilaterale attiva bilateralmente gli scaleni. Forse perché un inspirazione che richiede l’intervento delle coste inferiori stimola gli scaleni a partecipare, come ausilio, nell’atto respiratorio.

Embriologicamente derivano dai mioblasti della porzione ipoassiale dei miotomi cervicali assieme ai muscoli prevertebrali ed al genioioideo durante la settima settimana di gestazione.

Innervazione

Sono innervati dalle branche anteriori dei nervi cervicali da C3 a C8. La muscolatura scalenica così coinvolge sia il plesso cervicale che il plesso brachiale e la collaborazione fra i due plessi è di fondamentale importanza per le differenti funzioni della muscolatura scalenica.

Vascolarizzazione e drenaggio

Hanno una vascolarizzazione abbastanza complessa. Il tronco tireocervicale decorre vicino al muscolo scaleno anteriore Si dirige in alto per poi dividersi in due branche terminali. La prima detta anche arteria tiroidea inferiore vascolarizza lo scaleno anteriore. La seconda branca terminale detta anche arteria cervicale ascendente vascolarizza il medio e il posteriore.

Il drenaggio venoso è invece a carico dal tronco brachiocefalico venoso ( o vena anonima) che nasce dalla confluenza della vena succlavia con la giugulare.

Sono localizzati in profondità sono avvolti nella fascia prevertebrale e connettono le vertebre cervicali alle prime due coste.

Origini, inserzioni e rapporti

Lo scaleno anteriore origina dai tubercoli anteriori dei processi trasversi delle vertebre da C3 a C6e si inseriscono sul tubercolo dello scaleno sulla faccia superiore della prima costa. Lo scaleno anteriore ha una forma ogivale essenso più sottile a livello di origine ed inserzione e più spesso nella sua porzione media. Il nervo fenico vi passa sopra così come il muscolo omoioideo.

Alcune fibre dello scaleno anteriore possono arrivare alla cupola pleurica costituendo quello che talvolta viene definito legamento scaleno pleurale.

Lo scaleno medio origina dalle trasverse da C2 a C7 (in una zona intermedia fra il tubercolo anteriroe e il posteriore)) e si porta sulla faccia superiore della prima costa dietro al solco dell’arteria succlavia (si inserisce leggermente più indietro rispetto all’anteriore).

Fra lo scaleno anteriore e il medio vi è lo spazio per il passaggio ( fissura scalenorum) dell’arteria succlavia e il plesso brachiale, fra il medio e il posteriore passa la porzione superiore del nervo toracico lungo.

Lo scaleno anteriore e il medio costituiscono la faccia anteriore e posteriore del cosiddetto triangolo interscalenico la cui porzione inferiore e

Il triangolo interscalenico è costituito anteriormente dal muscolo scaleno anteriore, dallo scaleno mediale posteriormente e dalla faccia mediale della prima costa inferiormente. 

Lo scaleno posteriore origina dai tubercoli posteriori dei processi trasversi delle ultime 4 vertebre cervicali e si inserisce sulla faccia superiore della seconda costa.

In una porzione variabile di popolazione fra il il 30 e il 70% esiste anche un quarto scaleno o scaleno minimo che può essere confuso con il legamento pleurico.

Visitate anche il canale di anatomia e test: https://youtube.com/channel/UCkskKaCHK6xx1aQKNylPhQ

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Di seguito un esercizio per la detensione degli scaleni.

Di seguito un video relativo alla loro palpazione:

Simone Molinelli

Il nervo accessorio

Il nervo accessorio è l’undicesimo nervo cranico ed è un nervo essenziale per i movimenti del collo e della spalla, per la muscolatura intrinseca della laringe e per le afferenze sensitive dello SCOM e del trapezio. Può subire dei traumatismi in seguito a tutti i movimenti oppure comportamenti che eccedano la capacità elastica del nervo come ad esempio un eccessivo stretching oppure il trasposto di carichi molto pesanti. Tuttavia queste tipologie di traumatismi sono solitamente benigne con esito del tutto positivo. Il nervo può , invece , venire seriamente danneggiato in seguito alla rimozione di masse tumorali nella zona del collo.

Anatomicamente il nervo accessorio ha una doppia origine ed entrambe fuoriescono dal forame giugulare (o foro lacero posteriore) composto dalle incisure giugulari poste sulla parte posteriore della rocca petrosa dell’osso temporale anteriormente, e sul margine anteriore dell’osso occipitale posteriormente.

La sua porzione spinale origina dalle radici di C6 e C7 risale cranialmente ed entra all’interno del cranio tramite il forame magno. Le sue fibre decorrono supero lateralmente all’interno della fossa cranica posteriore per poi entrare nel forame giugulare unendosi alla piccola radice.

Quest’ultima fuoriesce dal midollo allungato appena sotto al nucleo ambiguo del vago e come detto si unisce alla radice maggiore per poi fuoriuscire dal foro lacero posteriore assieme al IX nervo cranico (glossofaringeo ) e al X nervo cranico (vago).

Il nervo accessorio si separa quindi in una branca interna ed esterna

La branca interna è composta da fibre della parte craniale che hanno anastomosi con il nervo vago a livello del bordo superiore dei processi trasversi dell’Atlante e contribuiscono alle funzioni vagali di faringe e laringe trasportando fibre parasimpatiche.

La branca esterna ha invece fibre che innervano lo SCOM ed il trapezio i quali ricevono innervazione anche dalle radici da C1 C4. Questa branca ha strette relazioni con la vena giugalre entrambe passanti all’interno del foro lacero posteriore.

In accordo con la più recente letteratura scientifica è possibile dire che le branche dell’accessorio perforano il muscolo SCOM ed il trapezio. Passano, con le dovute variazioni anatomiche individuali, vicino ad una linea immaginaria orizzontale tesa fra gonion in direzione dello SCOM, e posteriormente al  bordo dello stesso muscolo, dai 4 ai 9 cm sotto l’apice del processo mastoideo.  Un altro punto è localizzato sul trapezio circa 2-9 cm sopra la clavicola in direzione dell’articolazione acromio clavicolare.

Un interessante particolarità anatomica è relativa alla parte craniale del nervo. Prima della sua uscita dal forame giugulare, il nervo riposa interamente sull’arteria vertebrale ed è avvolto dai legamenti denticolati. Questo significa che da una parte la rigidità di tale vaso  può influenzare l’accessorio e dall’altra anche una trazione del tratto cervicale sia dal punto di vista articolare che muscolare può esercitare un’influenza sul nervo. Ad esempio un deposito di sali di calcio all’interno del vaso oppure una vascolopatia possono determinare rigidità sulla trama connettiva del vaso e ridurre la sua capacità elastica adattativa e quindi influenzare l’elasticità del nervo stesso.

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